Un’impresa difficile, ma non impossibile. L’Arminia Bielefeld, club di 3.Liga, martedì 1° aprile si gioca con il Bayer Leverkusen l’accesso alla finale di Coppa di Germania. Se la squadra del Nordrhein-Westfalen, che ha già eliminato in questa edizione quattro formazioni di Bundesliga dovesse riuscirci, diventerebbe il terzo club di terza divisione a raggiungere l’ultimo atto della DFB-Pokal, la Coppa di Germania. Il primo a riuscirci nel 1993 fu l’Hertha Berlino ma non con la prima squadra, bensì con l’Hertha II. Un gruppo di ragazzi semisconosciuti che fece innamorare la Germania del calcio.
Hertha II, in Coppa di Germania da “campione di Berlino”
Nella stagione 1992-93, a essere ammessi alla Coppa di Germania, oltre ai 20 club di Bundesliga, ai 23 di 2.Bundesliga e alle quattro migliori classificate del campionato tedesco dilettanti, ci sono le vincitrici, le finaliste e le meglio piazzate delle 21 Verbandspokale, le competizioni organizzate dalle Federazioni regionali affiliate alla DFB.
Tra loro c’è la seconda squadra dell’Hertha Berlino, che il 29 maggio 1992 con un colpo di testa di Steffen Milenz, all’84’ ha battuto 1-0 la Reinickendorfer Füchse nella finale della Berliner Landespokal, giocata al Mommsenstadion, la casa del TeBe Berlin, in un incontro dove tra le altre cose, si sperimentò l’espulsione a tempo. La squadra riserve della Alte Dame non è l’unica Amateurmannschaft al via della Coppa di Germania. Ci sono quelle di Werder Brema, Bayer Leverkusen e Fortuna Düsseldorf. Non solo è consentita la partecipazione ma il regolamento non esclude neppure l’accoppiamento con la rispettiva prima squadra.
L’avventura dei ragazzi di Jochem Ziegert, soprannominato Rosso per il colore dei suoi capelli, comincia sotto una buona stella. I biancoblu sono infatti una delle formazioni che beneficiano di un bye per il primo turno. Quindi la sorte affida loro un avversario alquanto comodo, i dilettanti dell’Heidelberg, vincitori della Coppa del Baden, da ospitare nello Stadion an der Osloer Straße nel quartiere di Wedding a Berlino. È una vittoria agevole davanti a meno di 500 spettatori, un 3-0 netto firmato da Oliver Holzbecher, autore di una doppietta, e Zoran Milinković, uno che ha l’Hertha nel sangue e che in passato era scappato frettolosamente da Colonia per nostalgia della città sulla Sprea.
I giorni di gloria di Ayhan Gezen
Il terzo turno mette di fronte i berlinesi ad un avversario molto più ostico. È il VfB Leipzig, “figlio” della vecchia Lokomotive, che milita in 2.Bundesliga e con velleità di promozione in massima serie. È una buona squadra con qualche calciatore che passerà poi alla ribalta, come Dieter Hecking, ex tecnico del Wolfsburg e attualmente sulla panchina del Bochum. Si gioca ancora a Wedding, con un pubblico sempre ridotto: poco meno di duemila spettatori. Che si godono però una prestazione “super” degli uomini di Ziegert. L’eroe di giornata è l’attaccante di origine turca Ayhan Gezen, 21 anni. Un gol, quello che apre le marcature e tre assist. Al 90’ è 4-2 per la squadra di casa.
Per il giocatore nato a Istanbul il lavoro non è ancora finito. Il giorno dopo viene convocato per un altro incontro di DFB-Pokal, quello della prima squadra dell’Hertha, impegnata a Meppen, proprio dove qualche anno prima Diego Armando Maradona aveva esordito in Europa con il Barcellona. È protagonista nei supplementari della rimonta dell’Hertha, servendo un assist per il colpo di testa di Gerald Klews. Ma la gioia per la qualificazione agli ottavi rischia di svanire subito. Nella distinta, i numeri di Oliver Holzbecher e Daniel Lehmann sono stati scambiati. I dirigenti se ne accorgono e all’intervallo cambiano le casacche tra loro. Sarebbe una violazione del regolamento della DFB, ma il VfB Leipzig decide di non presentare ricorso perché, come spiega Klaus Dietze, il team manager dei sassoni: “abbiamo perso in maniera netta”.
L’Hertha II sorprende la Germania
Agli ottavi gli Hertha-Bubis, i ragazzi dell’Hertha, devono affrontare l’Hannover. La squadra della Bassa Sassonia solo pochi mesi prima è diventata la prima formazione di 2.Bundesliga a vincere la Coppa di Germania, dopo una finale agonica con Jörg Sievers capace di parare due rigori decisivi. L’Hannover è imbattuto da nove gare nella competizione ed è il chiaro favorito. Sievers, una bandiera del club, ha scherzato sulle possibilità di una sconfitta, mentre Eberhard Vogel, allenatore ed ex grande attaccante della Nazionale della DDR non si fida. E ha ragione. Perché i ragazzi berlinesi vanno in campo a testa libera.
Al Mommsenstadion, dove avevano già vinto la Berliner Landespokal, sembrano però sul punto di crollare. Nel primo tempo, terminato 1-0 per l’Hannover, a tenerli in piedi è soprattutto la bravura di Dirk Heinrichs, il loro portiere, l’uomo che dopo il ritiro sarà assistente allenatore al Turbine Potsdam, uno dei migliori club femminili d’Europa. L’Hertha subisce il 2-0 e tutto sembra finito. Ma tra il 55’ e il 66’ l’Hannover prende tre gol. Nessuno crede ai propri occhi. Quando l’Hannover pareggia in molti si aspettano il peggio. Non andrà così: a pochi minuti dalla fine, Andreas Schmidt infila Sievers da appena dentro l’area. È 4-3 e l’Hertha II è dove nessuno si aspettava, ai quarti di finale della Coppa di Germania.
Ad attendere i berlinesi, capaci di costruire un forte spirito di squadra con tanti piccoli gesti, come le uscite a un ristorante italiano e un registratore che spara musica nello spogliatoio, c’è un club di Bundesliga. È il Norimberga di Willi Entemann e Andreas Köpke che naviga nelle zone medio-basse della massima serie. Il tecnico della squadra della Franconia non si sbilancia sugli avversari, anzi predica prudenza. Ziegert è tranquillissimo. E il primo tempo dei suoi al Mommsenstadion, il 1° dicembre 1992 davanti a 14mila spettatori, conferma le sue certezze. Sono gli Hertha-Bubis a sembrare un club di Bundesliga.
Occasioni, buone trame, poche difficoltà di gestione. Il vantaggio arriva solo al 71’ con un tiro da lontano di Andreas Zimmermann che supera Köpke, tra l’altro un ex Herthaner. Il Norimberga pareggia, ma alla ripresa del gioco il neoentrato Daniel Lehmann firma il 2-1. L’Hertha II è in semifinale di DFB-Pokal, una città impazzisce e inizia a sognare incredibilmente di potersi portare a casa la Coppa di Germania. Di questi ragazzi si accorge anche Eberhard Diepgen, il sindaco di Berlino, che definisce quella squadra “la migliore pubblicità per la città”.
L’incredibile rimonta per il 4-3 finale dell’Hertha II sull’Hannover agli ottavi di Coppa di Germania
Riserve in finale, si fa la storia
Nessuna squadra riserve è mai arrivata così avanti in DFB-Pokal. Gli Hertha-Bubis cominciano a crederci. Anche perché il sorteggio continua a essere benevolo. Ancora un avversario dalla ex Germania Est, ancora una squadra di seconda divisione, il Chemnitzer. Non si gioca più al Mommsenstadion: stavolta il teatro è l’Olympiastadion, dove il 31 marzo 1993 i giocatori arrivano accompagnati dalla polizia e dove li aspettano più di 55mila persone. I ragazzi di Ziegert ormai volano. Al 22’ sono già avanti di due gol. A siglare l’1-0 è forse il più talentuoso di tutti. Ha giocato nella Nazionale tedesca giovanile e di quei ragazzi sarà quello che farà più strada, disputando una finale di Champions League e una del Mondiale. Si chiama Carsten Ramelow. Il 2-0 invece porta la firma del difensore Sven Meyer, cresciuto a Berlino Ovest.
Il Chemnitzer accorcia su rigore al 36’ ma gli Hertha-Bubis reggono. Al fischio finale, anziché cantare come da tradizione “Wir fahren nach Berlin!” (“Andiamo a Berlino”), tutti intonano “Wir bleiben in Berlin” (“Noi rimaniamo a Berlino”). Un’impresa che fa il giro del globo, diventa oggetto di interesse e di pagine sui giornali di tutto il mondo, perfino in Malesia.
A contendere ai ragazzi di Ziegert la DFB-Pokal – mai vinta neppure dalla prima squadra – sarà il Bayer Leverkusen. Neanche le Aspirine hanno mai conquistato un trofeo nazionale. In panchina c’è Dragoslav Stepanović, istrionico tecnico serbo, un uomo che dodici mesi prima aveva perso un’incredibile Bundesliga, affrontando la delusione con una frase che ancora oggi lo identifica: “Lebbe geht weiter”, la vita va avanti. L’Olympiastadion è esaurito e tutta la Germania – tranne i tifosi del Bayer Leverkusen – tifa per i Bubis. L’allenatore delle riserve dell’Hertha, nello spogliatoio, dice poche parole: “Non avete alcuna chance. Andate in campo e sfruttatela”.
Il Bayer però è superiore e si vede. L’Hertha II tiene bene il campo: i ragazzi lottano e combattono, ma fanno fatica ad attaccare. L’equilibrio dura fino al 77’ quando Pavel Hapal crossa sul secondo palo, dove c’è Ulf Kirsten. Il primo calciatore insieme ad Andreas Thom ad essere passato dall’Est all’Ovest con regolare trasferimento colpisce e segna. L’assalto finale dei padroni di casa è inutile. Al triplice fischio piangono tutti. E festeggiano tutti, insieme in mezzo al campo. Per molti dei giocatori dell’Hertha II quello sarà il momento più alto della carriera: Christian Fiedler giocherà quasi 300 partite con la prima squadra del Hertha, molte delle quali con Andreas Schmidt; Ayhan Gezen l’eroe di quella Coppa di Germania, al massimo giocherà in seconda divisione. Tutti, però, rimarranno per sempre tifosi della Alte Dame. E, soprattutto, saranno sempre gli Hertha-Bubis: i ragazzi dell’Hertha che hanno sfiorato l’impresa.
La versione integrale della finalissima