Phiona Mutesi, la regina degli scacchi venuta dalla miseria

Dalle baraccopoli dell'Uganda al successo grazie agli scacchi. La storia di Phiona Mutesi.

La vita di Phiona Mutesi da Kampala, Uganda, ha tutto il sapore di una vecchia storia novecentesca di redenzione e speranza: climax ascendente che parte dai bassifondi sociali dimenticati dal Signore e che sublima un’esistenza di gomitate e spintoni in un qualcosa di spiritualmente superiore. La notorietà è solo il contraltare, romanticamente in secondo piano, del suo percorso.

La vita in Uganda, tra povertà e lutti

Ma la protagonista di questa storia ha materialmente ben poco da spartire con il secolo scorso se non qualche anno di convivenza sul finire degli anni Novanta. Phiona è nata nel 1996 a Kampala e il prossimo 28 marzo compirà 29 anni. Una vita segnata sin dall’inizio. L’Uganda è incastonato nel cuore continentale, soffocato dal Sudan del Sud a nord, dal Kenya a est, dalla Tanzania e dal Ruanda a sud e dalla Repubblica Democratica del Congo a ovest: nessuno sbocco sul mare, solo svariati fiumi e laghi sparsi qua e là. L’Uganda ha ottenuto l’indipendenza nel 1962, quando il colonialismo britannico era ormai al tramonto. Kampala ne è divenuta la capitale nello stesso anno e oggi, a poco più di sessant’anni di distanza, ne rappresenta il centro nevralgico di gran parte dell’economia odierna e la massima espressione, istituzionalmente e socialmente, nel bene e nel male.

Dopo alcune sanguinose guerre civili post indipendenza, il timone è stato preso in carico da Yoweri Museveni nel 1986 ed il suo governo centralizzato e centralizzante dura ormai da 39 lunghi anni. Negli anni Novanta, mentre Phiona veniva al mondo, Museveni aveva preso parte attivamente alle due guerre del Congo, costringendo il Paese a un doppio intervento bellico difficilmente sostenibile a breve e lungo raggio, sia economicamente che socialmente. Se a questo si aggiunge una situazione sanitaria spesso ai limiti dell’accettazione umana e un’economia mai davvero sviluppata oltre il commercio storico di cotone e zucchero. Questo aiuta a inquadrare il contesto in cui, in un giorno di fine marzo del 1996, Phiona Mutesi è nata.

Phiona Mutesi nasce e muove i suoi primi passi a Katwe, una delle tante, troppe baraccopoli della capitale. Sua madre Harriet ha imparato a sgomitare con una quotidianità balorda e ai limiti della sostenibilità, con a carico anche altri quattro bambini, i piccoli Brian e Richard oltre che le sorelle maggiori Night e Juliet. Ciò anche perché il padre viene a mancare troppo presto a causa dell’AIDS, vero e proprio tarlo sociale in quella fetta di mondo. E il contraccolpo psicologico non è dei più semplici da gestire.

Troppi pochi scellini in famiglia per permettersi più della mera sopravvivenza quotidiana. Troppa paura di perdere qualcun altro, dopo il papà. Un timore che diviene un terribile presagio quando anche la sorella maggiore Juliet muore per cause mai totalmente chiarite. Di possibilità di portare avanti gli studi non se ne parla e così, a soli nove anni di età, Phiona si vede costretta ad abbandonare la strada dell’istruzione. Il mondo la attende e lei non può sfuggire al suo destino. Non ha ancora imparato a leggere e a scrivere e trasporta il mais bollito in città per racimolare qualcosa per vivere alla giornata. Una storia comune a milioni di bambini africani a cui è negata l’istruzione e la spensieratezza. O almeno, così sembra.

Per Phiona c’è ben altro in serbo e la sliding door decisiva arriva quando decide di iniziare a frequentare lo Sports Outreach Institute, un’associazione di aiuti umanitari che, tra un pasto caldo e l’altro, concede ai kampalani anche dei motivi di svago come gli scacchi.

È il vaso di Pandora che si scoperchia, il fascio di luce abbacinante che aveva colto alla sprovvista Saulo di Tarso sulla via di Damasco. Quel silenzio religioso che contorna le partite, l’incessante attesa della prossima mossa, tutta la tensione psicologica: un mondo nuovo. La ragazza diventa rapidamente un’habitué del posto e fin da subito brilla sotto una luce diversa. Impara la tecnica, affina la tecnica, sublima la tecnica. Fin da subito, la sua intelligenza tattica e la sua velocità di calcolo la rendono imbattibile. Nessuno riesce a metterla in difficoltà, neanche i ragazzi.

Il talento di Phiona Mutesi

La sua bravura diventa rapidamente oggetto di dibattito e in questo contesto Phiona Mutesi viene osservata e notata da Robert Katende, direttore dello Sports Outreach Institute, che diventa il suo mentore, colui che vede in lei un talento raro e decide di coltivarlo. Come i migliori talent scout, a Robert bastano poche osservazioni per avere l’illuminazione: elasticità logica, astuzia e tanta, tanta voglia di mettersi in gioco con se stessa e col mondo. La ragazza sembra avere davvero tutti i crismi della predestinazione. Inizia ad accaparrarsi una certa notorietà in vari tornei a livello regionale ma è solo nel 2010 che il suo nome balza per la prima volta agli onori della cronaca internazionale. A soli 14 anni d’età diventa infatti il volto dell’Uganda, della sua Uganda, nelle Olimpiadi russe di scacchi. È una ragazzina, ma ha già il talento raro di chi segna un’epoca.

È proprio la sua giovane età a catturare l’interesse degli addetti ai lavori, tanto che la giovane ugandese trova spazio su ESPN Magazine e viene particolarmente incensata dal giornalista specialistico John Saunders, che evidenzia come il suo livello risulti particolarmente alto visto il contesto sociale di provenienza. Un livello che gradualmente si eleva: due anni più tardi, nel 2012, diventa la prima donna nella storia del Paese a trionfare nel National Junior Chess Championship e viene insignita del titolo di Candidata Maestro FIDE Femminile grazie a quelle che erano state le sue prestazioni nell’Olimpiade turca dei primi di settembre. 16 anni, una vita intera in divenire e un nome già scolpito a caratteri cubitali nella storia del Paese.

Tutto questo partendo da uno dei contesti più difficili e opprimenti di un continente già segnato da enormi difficoltà. Non è solo la storia di Kampala o dell’Uganda, è la storia di un intero continente, è l’intera Africa a sospingere la sua parabola di rivalsa sociale e di stoica lotta nei confronti di un’esistenza troppo spesso ingiusta, che le ha tolto un padre, una sorella e un’infanzia degna di questo nome. La vita, il sentire umano ancor prima che la carriera. E non a caso, dopo aver preso parte ai Giochi olimpici norvegesi del 2014 e a quelli di Baku del 2016, la sua traiettoria va pian piano allontanandosi dal mondo degli scacchi. O, per meglio dire, viaggia parallelamente con esso: non può e non deve essere dimenticato, ma pian piano diventa il boost per affrontare i nuovi capitoli.

Nel 2017 vince una borsa di studio alla Northwest University di Kirkland, Washington, e può finalmente incrementare le proprie conoscenze, levigandole e plasmandole in una delle università più celebri degli Stati Uniti. Pur mantenendo intatta la naturale e spontanea inclinazione per il mondo degli scacchi, decide di volgere lo sguardo verso l’orizzonte umano, verso le testimonianze e verso gli altri. La sua infanzia, fatta di stenti e di dolore, diventa testimonianza. Il suo percorso dalla baraccopoli ugandese fino agli USA diventa motivazione per chiunque ne voglia cogliere l’essenza.

Oggi l’impegno nel mondo degli scacchi ha lasciato spazio non solo agli studi ma anche alla strada del mental coaching: Phiona Mutesi ha deciso di raccontare se stessa e la propria storia per ispirare gli altri. Una storia talmente affascinante da essere diventata addirittura un film Disney, dal titolo Queen of Katwe. Il suo percorso di studi è terminato con una laurea triennale in Business Administration and Management nel 2021, valsa un posto di lavoro prima in Microsoft e poi in Deloitte.

Una storia di lotta e rinascita, che sembra lontana nel tempo e invece è più attuale che mai. Un esempio di come lo sport possa cambiare destini, dentro e fuori dalla scacchiera.

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