Oltre Carolina Kostner: il pattinaggio di figura in Italia va alla grande

Alle Olimpiadi di Milano Cortina, l'Italia del pattinaggio di figura è pronta a prendersi la scena.

Il pattinaggio di figura in Italia è legato indissolubilmente al nome di Carolina Kostner. L’altoatesina ha acceso un faro su questa disciplina nel nostro Paese ed è stata tra le dominatrici per oltre un decennio, vincendo come nessuna azzurra né prima né dopo di lei. Con  undici medaglie europee, detiene il record per il maggior numero di podi nella rassegna continentale e in Italia è stata l’unica capace di conquistare un titolo mondiale individuale e di salire su un podio olimpico. Per dodici stagioni di fila, dal 2005 al 2018, ha sempre vinto almeno una medaglia in una delle tre competizioni più importanti (Europei, Mondiali, Giochi Olimpici) ed è diventata un punto di riferimento per le sue doti espressive.

Carolina Kostner, cadute e trionfi

L’elemento espressivo, capace di trasformare ogni performance in un’opera d’arte, è stato il vero fulcro della grandezza di Carolina Kostner: la sua innata capacità di interpretazione unita alla scelta di musiche raffinate e a sequenze di passi complesse eseguite con estrema precisione l’hanno resa una delle pattinatrici più apprezzate stilisticamente. È stata cinque volte sul tetto d’Europa (2007, 2008, 2010, 2012, 2013) e nel 2012 è diventata campionessa del mondo. Aveva 25 anni, ma era già una veterana che aveva vissuto più momenti bui che gioie e quel successo rappresentò una vera e propria rinascita.

Appena diciottenne Kostner conquista il suo primo podio mondiale a Mosca 2005 e otto mesi dopo viene selezionata come portabandiera italiana ai Giochi Olimpici invernali di Torino 2006. Una scelta molto discussa, perché l’idea di puntare sulla sua immagine giovane e pulita preferendola ad atleti più esperti e con un palmarès decisamente più ricco non viene apprezzata. Un carico schiacciante di pressioni e aspettative le pesa addosso, come se il destino dell’intera nazione dipendesse da ogni sua mossa: l’esordio a cinque cerchi, nonostante l’entusiasmo del pubblico di casa, si conclude con un amaro nono posto. In ambito europeo non scenderà mai dal podio dal 2006 al 2018, mentre ai Mondiali il suo rendimento è altalenante: nel 2006 chiude addirittura dodicesima, è sesta nel 2007, seconda nel 2008, ancora dodicesima nel 2009.

Cambia allenatore e si trasferisce in California, ma ai Giochi Olimpici di Vancouver 2010 tocca il fondo: nel programma libero cade quattro volte, commette tantissimi errori. Alla fine dell’esibizione, l’incredulità si dipinge sul suo volto, mentre un silenzio carico di delusione sostituisce le ovazioni, lasciando presagire un futuro incerto sul ghiaccio. Si classifica sedicesima e subisce attacchi pesantissimi dalla stampa, dall’opinione pubblica, persino dall’allora presidente del CONI Gianni Petrucci, che commenta così:

Carolina sarà delusa, ma anche noi che abbiamo creduto in lei lo siamo. È in queste occasioni che si vedono le campionesse e forse lei non lo è.

Kostner a questo punto riflette seriamente sul suo futuro, ma sceglie di non smettere e di tornare in Germania dal suo allenatore storico Michael Huth. È un nuovo inizio che nel 2011 porta a un argento europeo e un bronzo mondiale che la proiettano al primo posto del ranking internazionale. La stagione 2011-12 è quella della consacrazione: l’azzurra vince il Grand Prix per la prima volta in carriera e un mese dopo conquista il quarto titolo europeo. A marzo si presenta da favorita ai Mondiali a Nizza. Per questo appuntamento ha curato tutto nei minimi dettagli e ha disegnato personalmente anche i costumi: per lo short program indossa un abito giallo con manica pitonata, per il free program una tuta grigia e nera tempestata di Swarovski.

Il primo segmento di gara la vede scivolare in terza posizione per un errore su un salto: un doppio al posto di un triplo. Un dettaglio che potrebbe costarle tutto. Ma nulla è ancora deciso. Il 31 marzo scende sul ghiaccio con estrema determinazione e porta a termine l’esercizio perfetto accompagnata dalle musiche di Mozart. Tutti gli elementi tecnici sono corretti, l’interpretazione è magistrale come sempre, in più sembra divertirsi anche grazie al pubblico che la incoraggia e scandisce il ritmo della musica battendo le mani. Con un’esibizione che rasenta la perfezione, supera le avversarie e si prende ciò che per anni le era sfuggito: il titolo di campionessa del mondo. È la prima pattinatrice italiana a vincere l’oro iridato individuale e la seconda in assoluto dopo la coppia Barbara Fusar-Poli e Maurizio Margaglio, che avevano raggiunto lo stesso risultato nel 2001 nella danza su ghiaccio.

La ciliegina sulla torta nella carriera di Carolina Kostner arriva con il podio olimpico a Sochi 2014, che riscatta tutte le prestazioni precedenti e allontana per sempre i fantasmi del passato legati alla manifestazione a cinque cerchi. L’azzurra presenta un corto sulle note dell’Ave Maria di Schubert di grande intensità ed eleganza e un programma lungo molto coinvolgente ispirato al Bolero di Ravel. Nel giorno in cui conta davvero, Carolina si esibisce con una grazia e una sicurezza mai viste prima. È la performance di una vita, quella che finalmente le regala un bronzo, la seconda medaglia olimpica per l’Italia nel pattinaggio di figura dopo il bronzo di Salt Lake City 2002 di Fusar-Poli e Margaglio.

Ad oggi l’Italia, in questa disciplina, può vantare queste due medaglie e tre titoli mondiali: ai due già menzionati, infatti, va aggiunto quello di Anna Cappellini e Luca Lanotte nella danza su ghiaccio del 2014. I due azzurri hanno raccolto il testimone di Fusar-Poli e Margaglio, diventando il pilastro del pattinaggio italiano tra il 2013 e il 2017, anni durante i quali hanno vinto anche un oro, tre argenti e un bronzo agli Europei e collezionato due sesti posti ai Giochi Olimpici.

La grande prestazione valsa il primo oro iridato individuale per l’Italia del pattinaggio di figura

Il Pattinaggio di figura in Italia, un movimento in crescita

Kostner non ha solo vinto, ha cambiato la percezione del pattinaggio di figura in Italia. I suoi successi hanno spalancato le porte a una nuova generazione di talenti, trasformando un movimento di nicchia in una realtà solida e competitiva a livello internazionale: non è un caso che sia ai Giochi Olimpici di Sochi 2014, sia a quelli di Pyeongchang 2018, l’Italia è arrivata quarta nella gara a squadre. Gli azzurri si sono affidati al prezioso contributo di Kostner, ma non solo, dimostrando di poter essere competitivi anche con diversi altri atleti. Con la fine dell’era Kostner, il pattinaggio italiano ha vissuto una crescita straordinaria, dimostrando di poter brillare anche senza la sua icona. Tra il 2019 e l’inizio del 2025, considerando gli Europei e i Mondiali disputati, gli azzurri hanno conquistato ben 18 medaglie. Un numero molto alto se pensiamo che dal 1896 al 2018 erano state appena 62.

La specialità che sta rendendo al meglio è quella della danza sul ghiaccio grazie alla coppia formata da Charlène Guignard e Marco Fabbri. 35 anni lei e 37 anni lui, hanno cominciato a pattinare insieme nel 2010, ma solo negli ultimi tempi hanno iniziato a raccogliere tutti i frutti del lavoro fatto. I due, guidati dall’esperienza della loro allenatrice Barbara Fusar-Poli, hanno conquistato il primo podio europeo col bronzo di Minsk 2019, bissato anche nel 2022. Nel 2023 hanno spezzato il tabù e si sono presi l’oro europeo, un traguardo che li ha consacrati definitivamente. Da quel momento, nessuno è più riuscito a spodestarli: nel 2024 e nel 2025 hanno difeso il titolo con autorità, diventando la coppia di riferimento della disciplina. Ai Mondiali, invece, sono stati secondi nel 2023 e terzi nel 2024. Ad oggi rappresentano una garanzia.

Tra le coppie di artistico la sfida interna è aperta: nel 2023 Sara Conti e Nicolò Macii hanno vinto il titolo europeo davanti ai compagni di squadra Rebecca Ghilardi e Filippo Ambrosini. Piazzamenti mai visti prima, dato che l’unica medaglia azzurra fino ad allora era stata il bronzo del 2013 di Stefania Berton e Ondřej Hotárek. Due mesi dopo, Conti e Macii hanno scritto una pagina di storia: con il bronzo mondiale a Saitama, sono diventati la prima coppia italiana in 116 anni a salire sul podio iridato. Un’impresa che sembrava impossibile, ma che ha proiettato i due atleti lombardi nell’élite assoluta della disciplina.

Nel 2024 l’Italia ha continuato a stupire nella rassegna continentale, stavolta grazie al successo di Lucrezia Beccari e Matteo Guarise che si allenavano insieme solo dall’anno precedente: fino a quel momento lui aveva condiviso la sua carriera agonistica con Nicole Della Monica e insieme avevano anche partecipato a tre edizioni olimpiche, mentre lei pattinava individualmente. Nella stessa edizione il terzo posto di Ghilardi-Ambrosini ha confermato la presenza di due coppie azzurre sul podio. Agli Europei 2025, andati in scena tra fine gennaio e inizi febbraio a Tallinn, l’Italia ha centrato l’obiettivo della medaglia per il terzo anno di fila grazie all’argento di Conti-Macii.

Grande fermento e rinnovamento c’è anche nel settore maschile. Dopo il dominio di Carlo Fassi negli anni ‘50, l’Italia ha vissuto decenni di attesa prima di ritrovare un protagonista di livello con Samuel Contesti, argento europeo nel 2009. Oggi, però, il movimento maschile sta vivendo una vera e propria rinascita, con un’alternanza di talenti capaci di riportare il tricolore stabilmente sul podio. Dal 2019 anche tra gli uomini l’Italia è riuscita a fare emergere diversi talenti che, come nelle coppie, si stanno alternando nei piazzamenti.

Il primo a riportare il tricolore sul podio continentale è stato Matteo Rizzo, romano classe 1998, capace di vincere la medaglia di bronzo nel 2019 e nel 2024 e quella d’argento nel 2023. Secondi ai campionati Europei sono stati anche Daniel Grassl nel 2022 e Nikolaj Memola nel 2025: i due atleti, rispettivamente classe 2002 e 2003, hanno grandi prospettive per il futuro e stanno lavorando per arricchire i loro programmi con più salti quadrupli per fare crescere i punteggi e affrontare la concorrenza.

Il femminile, invece, è il settore che in casa Italia fa più fatica: è difficile trovare una nuova Kostner, anche se agli ultimi Europei Anna Pezzetta e Lara Naki Gutmann hanno chiuso al quinto e al sesto posto e, avendo diciotto e ventidue anni, possono ancora crescere tanto e togliersi le loro soddisfazioni.

Il segnale più incoraggiante dagli Europei 2025 è la costanza dell’Italia ai vertici: otto dei dieci atleti in gara si sono piazzati tra i migliori otto. Un dato che certifica la profondità del movimento azzurro e la sua competitività in tutte le specialità. Il prossimo impegno per la nazionale azzurra è imminente: dal 26 al 29 marzo si terranno a Boston i campionati Mondiali. Una tappa importante sia per confermare lo stato di forma del team italiano sia perché saranno in palio i primi pass per i prossimi Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026. L’obiettivo è chiaro: esserci nel 2026 per scrivere una nuova pagina di storia, davanti al pubblico di casa. Milano Cortina non sarà solo un’Olimpiade, ma l’occasione irripetibile per portare il pattinaggio azzurro dove mai era stato prima.

L’oro di Sara Conti e Nicolò Macii agli Europei di Pattinaggio di Figura del 2023: una grande doppietta per l’Italia

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