C’è chi sostiene che il calcio, oggi, sia in crisi: lento, prevedibile, incapace di parlare ai giovani. La prima “idea rivoluzionaria” posta sul tavolo è stata quella della Superlega che, come sappiamo, non si è concretizzata. Da tre anni, però, un’alternativa si è fatta strada a colpi di numeri, diventando un fenomeno globale. Shootout, draft stile NBA, cambi illimitati e rigori presidenziali sono solo alcune delle caratteristiche del prodotto che sta fondendo il calcio con lo spettacolo tipico del mondo americano: la Kings League.
Alle radici della Kings League
Per capire come siamo arrivati fin qui, bisogna tornare al 2017, quando il giocatore del Barcellona Gerard Piqué fonda la Kosmos Global Holding. La società d’investimento – supportata economicamente soprattutto dal presidente e CEO di Rakuten Hiroshi Mikitani, uno dei membri del consiglio di amministrazione della Kosmos – inizialmente si occupa in maniera prevalente di tennis, produzione di contenuti e calcio. È proprio da qui che nasce la creatura di cui stiamo parlando. Passano pochi anni e nel 2022 Piqué e il suo amico – nonché noto streamer spagnolo – Ibai Llanos progettano un torneo che ha lo scopo di avvicinare le nuove generazioni al mondo del calcio. Un modo diverso di intendere il gioco, con un regolamento radicalmente innovativo.
La Kings League prevede la partecipazione di dodici squadre formate da dieci giocatori scelti durante il draft, a cui si aggiungono tre wild card a scelta tra ex calciatori, giocatori di leghe minori e personaggi famosi. Le partite si giocano in sette contro sette, con due tempi da venti minuti. L’obiettivo del torneo, però, è chiaro: riportare i giovani verso il calcio. Per riuscirci, il regolamento introduce regole capaci di ribaltare una partita in qualsiasi momento, mantenendo alta la tensione fino all’ultimo:
- Al calcio d’inizio la sfera viene posizionata dentro una gabbia da cui, allo scadere del countdown, viene lasciata cadere al centro del campo. A contendersela c’è un giocatore per squadra che parte dalla linea di fondo, un po’ sulla falsariga di quanto accade nella pallanuoto. Si inizia uno contro uno più il portiere e ad ogni minuto subentra un giocatore fino ad arrivare al sette contro sette finale;
- I cambi sono illimitati;
- I cartellini gialli portano a una sospensione di due minuti. I cartellini rossi portano all’esclusione definitiva del giocatore che, dopo cinque minuti, potrà però essere rimpiazzato;
- Al 18’ del primo tempo viene lanciato un dado, il numero uscito determina la quantità di giocatori che si scontreranno negli ultimi 2’ della prima frazione. Se esce la figura del Re (o il simbolo JD nel nostro caso) si gioca uno contro uno con il portiere, se esce il numero uno invece si gioca senza portiere e i giocatori sono obbligati a segnare senza superare la metà campo;
- Dal 38’ ogni gol vale doppio, trasformando gli ultimi istanti in una corsa frenetica alla rete. Se si arriva al 38’ in parità ci si gioca tutto al golden gol, se invece il risultato non si sblocca si va ai penalty shootout.
Entrambe le squadre hanno a disposizione un rigore presidenziale. È un rigore battuto dal presidente della squadra, come nel caso di Fedez con i Boomers nella Kings League italiana, e può essere chiamato in qualsiasi momento della partita. Se il presidente decide però di non calciarlo si può richiedere uno shootout per un giocatore della stessa squadra. Se entrambi i presidenti sono d’accordo, il rigore può anche non essere battuto. Ma la vera follia della Kings League è la “secret card”. Ogni allenatore pesca una carta segreta prima della partita, ma può usarla solo tra il 20′ e il 38′. Sei possibilità, sei variabili capaci di cambiare tutto:
- Rigore: la squadra riceve un rigore automatico.
- Shootout: il giocatore scelto parte da metà campo solo contro il portiere e ha cinque secondi per segnare.
- Gol doppio: per quattro minuti, ogni rete vale doppio.
- Star Player: fino al 39′, i gol di un giocatore scelto valgono doppio.
- Sospensione: l’avversario gioca in inferiorità numerica per quattro minuti.
- Joker: libertà assoluta. La squadra può attivare qualsiasi carta o rubare quella avversaria.
Le regole sono pronte. Scritte, testate e persino modellate dai suggerimenti degli utenti sui social. Ora è il momento di partire. Il 1° gennaio 2023 sulle varie piattaforme sono collegati milioni di spettatori per assistere alla prima edizione della Kings League. La Final Four si gioca al Camp Nou davanti a novantamila spettatori. Numeri da capogiro, ben oltre le più rosee aspettative di Llanos e Piqué. È l’inizio di una nuova era.
La Kings League alla scoperta delle Americhe
Il successo della prima edizione di Kings è clamoroso, tanto che Piqué decide di esportare il format in altri Paesi. Nelle casse della Kosmos entrano circa sessanta milioni di euro grazie a investitori provenienti da USA e Messico. Soldi utilizzati per la prima Kings League giocata fuori dalla Spagna. Nasce così la Kings League Américas, alla quale partecipano formazioni che rappresentano i Paesi ispanici del continente americano: Colombia, Cile, Venezuela, Repubblica Dominicana, Messico, Perù, Argentina, USA e Uruguay.
Il primo split – la Kings è divisa in due split/fasi, paragonabili ad Apertura e Clausura del campionato argentino – della Kings League Américas si gioca tra febbraio e maggio 2024 a Città del Messico e, come la controparte spagnola, riscuote un enorme successo. Sicuramente il format innovativo crea curiosità e interesse, ma il binomio formato da ex stelle del calcio e personaggi noti del mondo del web a fare da presidenti è semplice ma efficace: è la formula vincente che porta ingenti introiti derivanti dagli sponsor e milioni di visualizzazioni. Dopo il primo passo fuori dalla Spagna, la Kings League ha un solo obiettivo: conquistare il mondo. In tutti i sensi.
Kings World Cup 2024 e World Cup Nations
Dal 26 maggio all’8 giugno 2024 la Kings League entra in una nuova dimensione. In Messico, venti squadre provenienti da Spagna e Américas, più dodici team da tutto il mondo, si sfidano nel primo Mondiale per club della Kings League, il torneo che Gerard Piqué ha trasformato in un fenomeno globale. Tra i protagonisti ci sono stelle del calcio come Götze, Neymar, Shevchenko, Falcão, Rio Ferdinand ed Eden Hazard. Ma anche volti dello spettacolo come Maluma e lo streamer giapponese Junichi Kato. Una miscela perfetta tra sport e intrattenimento. E in mezzo a questa parata di stelle ci siamo anche noi, con gli Stallions di Gianmarco Tocco (Blur). Le nostre wildcard sono Emiliano Viviano, Radja Nainggolan e Francesco Totti.
Due partite per ogni squadra, sorteggio casuale. Chi vince vola nel winner bracket, chi perde finisce nel loser bracket. Vincere nel winner bracket significa qualificarsi agli ottavi. Perdere vuol dire giocarsi il tutto per tutto nel last-chance round contro i migliori del loser bracket. Solo le otto vincitrici di questo turno raggiungeranno la fase finale. Da lì in poi si procede con gare secche fino alla finale di Monterrey. In palio, oltre al trofeo tanto ambito, un milione di euro.
L’esordio è da sogno: battiamo 3-2 i Medallo City di Maluma. Poi, però, arriva la prima scossa: un 2-1 contro i brasiliani dei Furia FC ci spedisce nel last-chance round, nel quale trionfiamo 2-0 contro i Persas FC arrivati dal Perù. Il nostro sogno si spezza agli ottavi, in una gara segnata dalle polemiche. A eliminarci sono i Porcinos FC di Ibai Llanos, destinati a sollevare il trofeo di fronte ai G3X FC, altra formazione brasiliana.
Ma oltre ai risultati e allo spettacolo, c’è un dato che pesa più di tutti: la Kings World Cup è ovunque. La Kings World Cup fa il giro del globo: Brasile, Ghana, Nigeria, Messico, Israele, Uzbekistan, Italia (Sportitalia), Belgio e Portogallo (DAZN), persino le Filippine, tutti trasmettono l’evento in diretta TV. Tutti – eccetto l’Ungheria che trasmette i match dagli ottavi in poi – acquistano i diritti televisivi di un torneo in onda anche su Twitch, TikTok e Youtube. Un evento senza precedenti, la prova definitiva che la Kings League non è solo un gioco, ma un fenomeno globale. Un impatto che porterà alla creazione della Kings World Cup Nations.
Una manifestazione che avrà una rilevanza fondamentale, non tanto a livello prettamente sportivo visto che – nonostante le presenze di Viviano, Francesco Caputo e Leonardo Bonucci – usciamo subito perdendo con Giappone e Spagna, quanto a livello mediatico. Il 18 novembre 2024 infatti viene confermato che il torneo si sarebbe svolto in casa nostra tra il 1° e il 12 gennaio 2025. Di fronte ai quarantamila dell’Allianz Stadium di Torino, il Brasile di Kelvin Oliveira strapazzerà 6-2 la Colombia e si aggiudicherà il titolo. E durante la Kings World Cup, prima della già citata gara tra Stallions e Medallo City, vengono inoltre confermate le dodici squadre che avrebbero partecipato al torneo tutto italiano attualmente in corso. Dopo Spagna e Américas, tocca a noi. All’alba del 2025, la Kings League Italy prende vita.
Gli highlights del successo del Brasile in finale di Kings World Cup Nations
Kings League Italia
Zlatan Ibrahimović è il volto della Kings League italiana: presidente del torneo, figura carismatica e catalizzatore dell’attenzione mediatica. Al suo fianco, Claudio Marchisio nel ruolo di head of competition, garante della credibilità sportiva del format. Il teatro della competizione è il centro Vismara-Fondazione Gnocchi di Milano, già sede della Kings World Cup Nations. Per esigenze di sponsor, diventa la Fonzies Arena.
Dal 3 febbraio, dodici squadre si sfidano nella Kings League Lottomatica Sport, trasmessa su Sky Sport, NOW e i social dei presidenti. Un mix di calcio, show e intrattenimento, con protagonisti che arrivano da mondi diversi. Ci sono gli Stallions di Blur, reduci dalla Kings World Cup, e i Boomers di Fedez, che hanno arruolato Luciano Moggi come vicepresidente. Poi i Punchers dei PirlasV, i Gear7 di Manuuxo, gli Alpak di Frenezy e i Circus di Grenbaud. A completare il quadro: i TRM di Marzaa, gli Underdogs di Mirko Cisco, i Black Lotus di Sergio Cruz e Off Samuel, i Caesar di Faina ed En3rix e gli Zebras di Luca Campolunghi, unica squadra affiliata a un club di Serie A, la Juventus.
Dopo la fase campionato, che si chiuderà il 21 aprile, inizierà il percorso a eliminazione diretta alla quale accederanno dieci delle dodici squadre totali. La capolista salterà i quarti e andrà direttamente in semifinale, le altre si affronteranno nei quarti di finale: terza contro sesta e quarta contro quinta. La seconda in classifica invece, affronterà nell’ultimo quarto di finale la vincente dei play-in, che vedranno ai nastri di partenza settima contro decima e ottava contro nona. Venerdì 9 maggio si giocano i quarti, lunedì 12 le semifinali. Le quattro semifinaliste si guadagneranno anche un posto al prossimo Mondiale per Club. Dopo sei giornate, gli Stallions di Blur guardano tutti dall’alto. Quindici punti, costruiti su quattro vittorie, un successo agli shootout (che vale due punti) e una sconfitta agli shootout (un punto). Sono loro la squadra da battere.
Ma non è solo questione di gioco. La Kings League è uno show a tutti gli effetti, e la versione italiana non fa eccezione. A rendere il tutto ancora più iconico ci pensano le personalità a bordo campo. Marco Masini al fianco di Fedez. Luca Toni che segna su rigore con la maglia degli Zeta. E poi Faina, che batte un rigore vestito da imperatore romano. Dettagli? No, elementi fondamentali di un fenomeno che in Italia si è preso una fetta di pubblico enorme. A rendere tutto ancora più vincente è stata la scelta della fascia oraria: lunedì, dalle 17 alle 22. Un momento in cui il calcio tradizionale lascia spazio e la Kings League può prendersi la scena.
Verso l’infinito e oltre
Otto leghe entro la fine del 2025, trenta o quaranta nei prossimi otto anni. La Kings League non si ferma: vuole diventare un fenomeno globale. Parola di Djamal Agaoua, CEO mondiale della Kings League, che ha già tracciato la rotta. Un progetto ambizioso, ma con gli sponsor giusti può diventare realtà. A differenza degli sport tradizionali, la Kings League non dipende dai diritti TV. Il 65% dei ricavi arriva dagli sponsor, vero motore economico del progetto. Basta guardare all’Italia: Lottomatica, Fonzies e JD Sports sono scesi in campo immediatamente per essere della partita. Merchandising, biglietti e contenuti social completano il quadro, mentre gli investitori sono pronti a mettere sul tavolo cifre importanti per portare la Kings League nel proprio Paese.
Dopo tre edizioni in Spagna e due in Messico, la Kings League è pronta a conquistare nuovi mercati. Il Brasile è già dentro. Il 9 marzo è toccato alla Francia, con big della nazionale come Maignan, Tchouaméni e Koundé pronti a scendere in campo non più da giocatori, ma da presidenti. All’orizzonte c’è anche la Germania e altre novità sono attese per la seconda metà del 2025. E poi, il 17 marzo, l’annuncio che tutti aspettavano: tre i punti chiave.
Primo: l’apertura del mercato. I presidenti delle varie leghe potranno scambiarsi le wild card (Perrotti degli Zeta FC, ad esempio, ha giocato una partita in Kings Spagna con la maglia degli Ultimate Mostoles). Secondo: nasce la Global Playoff Week, una settimana di fuoco con 50 partite in programma dall’8 al 14 maggio. Terzo: la finale della Kings League Lottomatica Sport si giocherà il 22 maggio all’Inalpi Arena di Torino. Lo ha annunciato Claudio Marchisio.
La Kings League è nata come spettacolo, ma per molti giocatori è diventata molto di più: un trampolino per rilanciare la propria carriera. Lo sa bene Kelvin Oliveira, capocannoniere della World Cup Nations e trascinatore del Brasile, che a 29 anni ha strappato un contratto con Nike. Ciò che è fondamentale ricordare però, come ribadisce Agaoua, è che la Kings League non vuole sostituire il calcio. Vuole solo prendersi il suo spazio. E guardando ai numeri, ai progetti, ai nuovi mercati in arrivo, sembra proprio che ce la stia facendo.