Da capitano a problema: Theo Hernández e il Milan sono a un bivio

Theo Hernández ha raggiunto il punto più basso della sua carriera al Milan. La cessione è un'idea sempre più concreta.

Nel calcio, soprattutto in Italia, quando le cose vanno male si cerca sempre un capro espiatorio. Uno dei casi più eclatanti è sicuramente quello di Theo Hernández nel confusionario contesto del Milan attuale, club leggendario ma in piena crisi esistenziale: lotte di potere intestine, un tecnico sempre più in balia del proprio nervosismo – l’ultimo clamoroso exploit è legato alle dimissioni del suo portavoce, colpevole di aver rivelato a mezzo stampa i malumori di Conceição – e una squadra che non riesce a superare le proprie difficoltà. I tifosi appaiono sempre più spazientiti e di settimana in settimana, si fanno sentire con cori e proteste che non sembrano però scalfire le alte sfere rossonere.

Mentre la società cerca di rimettere insieme i pezzi di una stagione pressoché fallimentare, con le uniche gioie provenienti dalla vittoria al Bernabeu contro il Real Madrid prima e in Supercoppa Italiana poi, supporter e addetti ai lavori hanno individuato nella fin qui sciagurata stagione di Theo Hernández l’emblema del disastro sulla sponda casciavit del Naviglio. Eppure, sei anni fa, l’arrivo dell’esterno francese aveva inaugurato una vera e propria rivoluzione.

Theo Hernández al Milan è subito una stella

Nel luglio 2019 il Milan è ancora molto diverso da quello attuale: certo, è appena stato estromesso dalle competizioni continentali per via di un Settlement Agreement con l’UEFA giunto per le violazioni del rigidissimo Fair Play Finanziario, ma la neo-formazione del trio composto da Paolo Maldini (direttore dell’area tecnica), Zvonimir Boban (Chief Football Officer) e Ricky Massara (direttore sportivo), fa ben sperare i supporter del Diavolo in vista di un veloce ritorno in Europa. I primi colpi del nuovo direttorio provengono da Empoli e rispondono al nome di Rade Krunić e Ismaël Bennacer, quest’ultimo fresco vincitore del titolo di MVP della Coppa D’Africa appena disputata. In avanti si punta su Ante Rebić e su un giovane portoghese di cui sentiremo tanto parlare, tale Rafa Leão, mentre in difesa arriva dal Brasile Léo Duarte, futura meteora del mondo rossonero.

Ma l’acquisto che più stuzzica la fantasia dei tifosi rossoneri è quello di Theo Hernández: fratello minore del più famoso Lucas, campione del Mondo appena approdato al Bayern Monaco per 80 milioni (mai i bavaresi hanno speso così tanto per un calciatore), il giovane esterno francese è stato corteggiato da Paolo Maldini in persona. Il direttore tecnico rossonero è volato fino a Ibiza per convincere il ragazzo a vestire rossonero, convinto di poter rivedere in lui un degno erede per quella fascia sinistra che, da giocatore, gli aveva regalato tante soddisfazioni. Theo è ammaliato dal totem che si palesa davanti a lui sulle coste del Mediterraneo e decide di buon grado di unirsi alla restaurazione milanista: il 6 luglio 2019, per 22,5 milioni di euro, Theo Bernard François Hernández diventa ufficialmente un giocatore del Milan.

A Milano, Theo porta in dote un palmares di tutto rispetto: una Supercoppa di Spagna, una Supercoppa Uefa, un Mondiale per Club e una Champions League, tutti vinti da comprimario, con poche presenze effettive, nella corazzata Real Madrid. La stagione 2019-2020, però, si apre con alcune noie muscolari che impediscono alla freccia francese di poter partire da titolare: per la fascia sinistra, quindi, il tecnico Marco Giampaolo si affida ancora a Ricardo Rodríguez, terzino ormai inviso a tutta la tifoseria per via di prestazioni considerate non all’altezza dell’investimento che la società aveva effettuato due anni prima (15 milioni di euro versati al Wolfsburg).

La prima di Theo nella Scala del Calcio avviene in una serata di gala un po’ amara: il 22 settembre 2019 il Milan è sotto per 0-2 nella stracittadina contro l’Inter e Giampaolo decide di buttare Hernandez nella mischia al 72’ di gioco, facendogli assaporare i primi scampoli della sua nuova avventura. Appena tredici minuti dopo, Theo mostra subito il suo marchio di fabbrica, bruciando in velocità la coppia nerazzurra formata da Godín e De Vrij, ma il suo mancino si stampa secco sul palo esterno.

Da quel momento in poi Theo conquista la titolarità nel ruolo di terzino sinistro: la prima rete con il Milan arriva a Genova, contro il Grifone, nella memorabile serata in cui Giampaolo, prima dell’esonero, regala ai media una delle sue massime per eccellenza: “Chi fa la cacca nella neve, prima o poi, si scopre”. Con l’arrivo di Stefano Pioli sulla panchina del Milan, Hernandez acquista maggiore libertà nelle sortite offensive e ciò si traduce in un rendimento altissimo, condito da 5 gol (mai così tanti per un terzino debuttante in Serie A) e un assist nelle sue prime 16 in rossonero.

Il lungo stop per il lockdown non spegne l’entusiasmo né di Theo né del Milan. Anzi, galvanizza entrambi: alla ripresa del campionato, la squadra gioca un ottimo calcio e rimane imbattuta dalla 27esima giornata alla 38esima, conquistando il pass per i preliminari di Europa League. Hernández si rivela uno dei migliori interpreti del ruolo in Serie A e chiude l’annata con 7 gol e 5 assist e tra lui e i rossoneri sboccia definitivamente l’amore. Nella stagione successiva il Milan di Pioli è una macchina inarrestabile, fino allo stop brusco dell’Epifania con la Juventus a San Siro per 3-1 che spegne l’entusiasmo rossonero.

A dicembre, però, il Diavolo ha conquistato il titolo di Campione d’Inverno grazie a un’incornata del solito Theo all’ultimo minuto: il terzino diventa sempre più fondamentale in campo tanto quanto nello spogliatoio, dimostrando carattere e personalità. I numeri, inoltre, sono dalla sua parte: conclude la sua seconda annata a Milano con 8 gol (di cui due doppiette, una contro il Parma e l’altra contro il Torino) e 7 assist, accompagnate dal record di dribbling riusciti per un difensore, 73. Anche se il Milan non riesce a vincere lo scudetto, andato all’Inter di Conte, i rossoneri tornano in Champions League dopo un’assenza lunga sette anni.

Il Milan 2021-22 è una squadra giovane e rinnovata: Çalhanoğlu è passato all’Inter, mentre Donnarumma, il capitano e volto del club, ha scelto Parigi. Al suo posto c’è un altro francese, Maignan. Theo fa il suo esordio in Champions League con la maglia rossonera nella trasferta di Anfield contro il Liverpool, dove il Milan gioca una partita di alto livello ma non riesce a evitare la sconfitta. Il cammino in Champions si interrompe già ai gironi, ma il resto della stagione sarà dolcissimo: dopo una grande cavalcata in Serie A, i rossoneri torneranno sul tetto d’Italia con la vittoria del diciannovesimo scudetto.

Theo è uno degli uomini simbolo dello scudetto, con 6 assist e 5 gol. Il più iconico arriva il 15 maggio 2022 contro l’Atalanta. Hernández recupera palla all’altezza della propria area di rigore e comincia a correre: lo fa come ha già fatto tante volte nella sua carriera, ma stavolta c’è qualcosa di diverso. Nelle sue gambe ci sono le speranze e i sogni di un popolo rimasto per troppo tempo nell’ombra e che è finalmente pronto a esplodere di gioia: il boato di San Siro alla rete del numero 19 è qualcosa di indescrivibile.

Per Theo, però, c’è un altro momento da ricordare: il 6 gennaio 2022, contro la Roma, indossa per la prima volta la fascia da capitano. Nelle sue sgambate e nei suoi look stravaganti i tifosi rossoneri identificano in Theo il capopopolo ideale: Nel derby del ‘si è girato Giroud’, Theo incarna la furia rossonera: nei minuti finali ferma Dumfries con un fallo da dietro e si prende il rosso. Un sacrificio che esalta ancora di più i tifosi.

Il gol all’Atalanta, simbolo del dominio espresso in campo da Theo Hernández

I primi segnali di calo

I primi segnali di calo nel rendimento di Theo si manifestano nella stagione 2022-23: Hernández, ormai vice-capitano, incarna i saliscendi del Milan: alterna prove dominanti a cali improvvisi. Dopo un avvio non esaltante, i rossoneri incappano in un gennaio nero: la squadra perde se stessa, cade malamente per 3-0 in Supercoppa Italiana contro l’Inter e subisce due batoste di fila clamorose, la prima all’Olimpico contro la Lazio per 4-0, la seconda, in casa, contro il Sassuolo per 2-5.

In Champions League, il Milan sembra trasformarsi: si spinge fino alle semifinali, eliminando Tottenham prima e Napoli poi (con Theo, mai incline alla diplomazia, e Leão che punzecchiano i partenopei sui social), ma vengono eliminati nell’Euroderby contro i cugini. Nella stagione del Mondiale in Qatar, Theo eredita la titolarità della Francia dopo l’infortunio del fratello Lucas nella gara d’esordio: in molti credono che siano state proprio le fatiche mondiali a condizionare il rendimento dell’esterno nel resto della stagione.

Altra annotazione importante è che, nel corso della stagione, Theo si è adattato anche al ruolo di “quinto” a sinistra nell’assetto provvisorio di Pioli: il tecnico emiliano, infatti, per sopperire alla crisi di gioco dei suoi a inizio anno ha provato tra febbraio e marzo un inedito 3-4-2-1, che ha fruttato tre vittorie in sei partite ai rossoneri e un gol e un assist al francese. In tutta la stagione, Theo Hernández ha realizzato 4 gol e 5 assist, numeri in leggera flessione se paragonati a quelli della stagione precedente.

La stagione 2023-24 è l’inizio dello psicodramma rossonero: a giugno assistono inermi alla cacciata di Maldini e Massara, con il conseguente malumore nello spogliatoio, visto che i giocatori (tra i quali soprattutto Hernández) erano molto legati alla presenza dello storico ex capitano rossonero. A luglio, il simbolo del milanismo di nuova generazione, Sandro Tonali, viene venduto al Newcastle per circa 64 milioni di euro e il nuovo gruppo di lavoro dirigenziale, con Goffrey Moncada, Giorgio Furlani e Zlatan Ibrahimović, rivoluziona la rosa: arrivano Christian Pulisic, Ruben Loftus-Cheek, Samuel Chukwueze, Tijjani Reijnders, Luka Romero, Marco Pellegrino, Luka Jović, Noah Okafor, Marco Sportiello e Yunus Musah.

Per inquadrare la stagione, bisogna partire dai risultati: Milan fuori dalla Champions nella fase a gironi, fuori ai quarti di finale di Europa League contro la Roma, secondo in campionato, ma con l’umiliazione di aver perso il derby d’andata per 5-1 e di aver visto i cugini festeggiare il tricolore e la seconda stella proprio nel derby di ritorno. Nel caos generale, e con i difensori rossoneri falcidiati dagli infortuni, Theo si adatta spesso a giocare da centrale tra dicembre e gennaio, con ottimi risultati e realizza il suo personale record di assist stagionali, 11, a fronte di un minor numero di reti, 5.

Con il passare dei mesi, il rapporto tra Theo e Pioli si logora irrimediabilmente: le cronache riportano di tensioni interne sempre più forti, a partire dal colorito scambio di battute tra il giocatore e il tecnico durante Roma-Milan a inizio settembre, quando l’esterno non aveva accettato la sostituzione di Loftus-Cheek, ritenuto fondamentale per gli equilibri della squadra, fino ad alcune esclusioni decise per scelta tecnica come quella nella partita casalinga con l’Udinese e alcuni presunti battibecchi in allenamento.

Il disastro della stagione 2024-25

Arriviamo quindi alla stagione in corso: nel giugno 2024, dopo l’addio di Pioli, la panchina viene affidata a Paulo Fonseca. Si verifica anche un cambio nelle gerarchie, con Calabria che perde titolarità e fascia da capitano e Hernández che ne rileva il ruolo. Tra il tecnico portoghese e il terzino francese, però, non scatta la scintilla, anzi: Theo comincia in panchina la prima di campionato contro il Torino. Subentrato a partita in corso, si macchia di una marcatura non impeccabile su Zapata nel gol che porta al raddoppio granata. Nella trasferta di Parma, il terzino è autore di una prestazione disastrosa, colpevole di essersi “perso” prima Man e poi Cancellieri sui due gol dei ducali.

Fonseca decide quindi di spedire Theo in panchina nella trasferta dell’Olimpico contro la Lazio: ecco che le frizioni tra i due diventano di dominio pubblico. Durante il cooling break del secondo tempo, Leão e Hernández si comportano da dissidenti: decidono di dissetarsi lontano dalla panchina e dal tecnico Fonseca, eludendo i consigli tecnici di quest’ultimo. Club e giocatori provano a minimizzare, ma il messaggio è inequivocabile.

La vita va avanti e arriva la settima giornata di campionato: il Milan va Firenze forte di tre vittorie consecutive in campionato (tra i quali il primo derby in due anni), ma qualcosa va storto. I Viola passano in vantaggio con il gol dell’ex realizzato da Adli, poi il Milan spinge e guadagna un calcio di rigore. Hernández toglie il pallone dalle mani del rigorista designato, Pulisic, facendosi ipnotizzare da De Gea. Ma il disastro non è ancora completo: a partita finita, Theo perde la testa, protesta furiosamente con l’arbitro e, da capitano, si prende due giornate di squalifica. Un epilogo grottesco. L’ennesimo patatrac. Fonseca è furioso e nel post-partita esclama:

Il rigorista è Pulisic, non so perché i giocatori hanno cambiato idea. Ho parlato con loro e ho detto che non deve succedere più.

La stagione prosegue e gli errori di Theo aumentano: nel 3-3 contro il Cagliari, Theo si perde Zappa in entrambi i gol, pagando un calo di concentrazione evidente, così come, sul gol di De Ketelaere a Bergamo nella sconfitta per 1-2 con l’Atalanta, il terzino si fa sovrastare dal suo ex compagno di squadra (lamentando anche un fallo ai suoi danni). Nonostante questo, è proprio nella partita contro la Dea che si rivedono sprazzi del vecchio Theo: corsa, spinta e dai suoi piedi parte anche la palla che innesca l’azione del temporaneo pareggio.

Gennaio sembra confermare il trend positivo, quando un gol su punizione del francese dà il la alla rimonta trionfale dei rossoneri nel derby in finale di Supercoppa Italiana contro l’Inter. La cacciata di Fonseca, allenatore mai digerito dal giocatore, e l’arrivo di Sergio Conceição sembrano essere il turning point della stagione di tutto il mondo Milan, Theo compreso. Ma è pura illusione.

L’amore tra il TGV rossonero e il Milan è destinato a deragliare: la data è segnata, 18 febbraio 2025. La partita è Milan-Feyenoord, ritorno dei playoff di Champions League. Dopo aver mancato un’abbordabile qualificazione diretta agli ottavi di finale (sconfitta a Zagabria nell’ultima partita della fase campionato), i rossoneri si ritrovano impelagati in acque torbide. Nell’andata di Rotterdam, il Milan perde per 1-0 dopo aver subito gol al terzo minuto da un indiavolato Igor Paixão. A San Siro, la squadra di Conceição trova subito il vantaggio con il super acquisto di gennaio – ed ex della partita – Santi Giménez. Sembra il preludio a una serata epica, una di quelle notti di Champions che hanno caratterizzato l’evo berlusconiano: il Milan aggredisce la preda ed è in totale controllo. Al minuto 44’ si avverte il primo scricchiolio: Theo Hernández, all’altezza del centrocampo, strattona e butta giù un avversario. Cartellino giallo.

Il terzino, diffidato, salterebbe l’eventuale ottavo di finale (che potrebbe essere un altro derby di Milano). A questo punto, non è troppo difficile immaginare un Conceição in versione Special One nel tentativo di placare sul nascere possibili intenti bellicosi di Hernández, proprio come fece Mourinho con Balotelli in un famoso Rubin Kazan-Inter di anni orsono. La storia è ciclica e Theo ricalca Balotelli nel 2010: la fa grossa e la paga cara. Al minuto 51’, dopo una galoppata delle sue, Theo è in area. Davanti a sé, il francese ha diverse possibilità: potrebbe calciarla in porta, potrebbe crossarla, potrebbe metterla in mezzo con un rasoterra o potrebbe addirittura andare uno contro uno col portiere. Eppure Theo sceglie la furbata, sceglie la simulazione.

Theo vede l’occasione per un rigore e sceglie la via più subdola: la simulazione. Ma Marciniak non abbocca. Fischio, secondo giallo e conseguente cartellino rosso. Fine: il francese va sotto la doccia, tutto lo stadio lo fischia. Venti minuti dopo, il Milan incassa il gol del pareggio che sancisce l’eliminazione all’eliminazione. In poche ore, Theo diventa il capro espiatorio di un’intera stagione. “Ecco, la musica è finita, gli amici se ne vanno. Che inutile serata, amore mio” cantava Ornella Vanoni.

Il match contro il Feyenoord e il “rosso delle polemiche”

Numeri e dubbi: che ne sarà di Theo Hernández?

Dopo Milan-Feyenoord, giornali e siti si sono riempiti di ipotesi: Theo fuori rosa fino a fine stagione, poi una cessione inevitabile. Il tecnico del Milan, però, ha deciso comunque di continuare a far giocare Theo anche nelle partite contro Torino, Bologna, Lazio e Lecce. Sempre da titolare. Al netto di un evidente calo di rendimento cominciato dalla scorsa stagione, cosa sta succedendo quest’anno a Theo? Anche Didier Deschamps ha notato il malessere di Theo:

Non è al meglio della sua condizione. È un ottimo calciatore, ma quest’anno non è ai livelli degli anni passati. Gioca tanto e può capitare. Tutti i giocatori, a un certo momento, possono avere un periodo un po’ più complicato. C’è sempre stata la stanchezza fisica, ma la cosa che è molto difficile da misurare è la stanchezza psicologica.

A complicare il quadro, ci sono state anche voci su presunti problemi extracampo, alimentate da un video pubblicato da Fabrizio Corona a fine gennaio, che ha fatto discutere.

I numeri di Theo, un tempo formidabili, sono calati vertiginosamente nel corso degli anni. Non solo i gol e gli assist, ma anche i dati relativi alle giocate in campo viaggiano verso una parabola discendente: Nella stagione dello scudetto, Theo era un treno inarrestabile: 14 tiri in porta, 8 big chance create, 39 cross riusciti, 49 dribbling completati e 201 duelli difensivi vinti. Poi il tracollo: nella stagione successiva, i dribbling riusciti crollano a 19, le big chance create si riducono a 3, i duelli vinti calano a 156.

Il 2023-24 è anche peggio: numeri in picchiata, sintomo di un giocatore che non è più lo stesso: i dribbling, anche quelli tentati, sono diminuiti (66, riusciti 35), ma anche i cross (22 su 70 tentati) e i duelli vinti (146) sono in picchiata. Nella stagione in corso, i numeri si mantengono sulla falsariga di quelli dell’anno passato: 34 dribbling tentati e 13 riusciti, 87 cross tentati e 22 riusciti, 102 duelli vinti e 69 persi. Molti ritengono che tanto il Milan quanto Theo necessitino di un cambiamento radicale: le voci di un rinnovo di contratto difficile, cominciate già in estate, di certo non aiutano il ragazzo. Eppure, nelle ultime settimane, Theo avrebbe manifestato la volontà di restare. Forse spera che un nuovo allenatore possa riaccendere il fuoco che sembra spento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *