Running Point ci racconta come Jeanie Buss ha difeso il suo potere

Running Point è la serie tv ispirata alla figura di Jeanie Buss, la storia e carismatica proprietaria dei Lakers.

Tacchi alti, completi eleganti, folta chioma bionda e una squadra di basket, oltre che una famiglia, da gestire. Si presenta così Running Point, serie tv disponibile da qualche settimana su Netflix. A prescindere dal prodotto, se piaccia o meno, la produzione televisiva ripercorre in qualche modo la storia di una donna di potere nel contesto sportivo, Jeanie Buss, proprietaria dei Lakers.

Di cosa parla Running Point

Quando uno scandalo costringe il fratello a dare le dimissioni, Isla Gordon (Kate Hudson) diventa presidente dei Los Angeles Waves, uno dei più leggendari franchise del basket professionistico, nonché attività di famiglia. Ambiziosa e spesso ignorata, Isla dovrà dimostrare agli scettici fratelli, al consiglio di amministrazione e alla comunità sportiva in generale di essere la scelta giusta per il posto. Firmata da Mindy Kaling, Ike Barinholtz e David Stassen, Running Point dà una svolta audace alla classica commedia di riscossa.

Il coinvolgimento di Jeanie Buss nella serie

La protagonista è Kate Hudson, una donna ambiziosa ma da sempre sottovalutata dalla sua famiglia e relegata a svolgere ruoli marginali. Siamo a Los Angeles e i suoi “dipendenti” sono i giocatori di basket della franchigia. La serie offre l’occasione di conoscere meglio la storia della sua produttrice esecutiva, Jeanie Buss, proprietaria dei Los Angeles Lakers dal 2013, cioè da quando il padre, Jerry Buss, è venuto a mancare a causa di un’insufficienza renale.

Il tv show di Netflix è stato creato da Mindy Kaling che ha subito coinvolto la Buss. Al Time ha spiegato: “Molte persone scrivono di lei e realizzano spettacoli in cui è solo un personaggio secondario. Lei invece voleva dire: Gestisco io tutto questo. Voglio essere produttrice di una serie sulla mia vita”. Nel 2022, su HBO è uscita la serie tv “Winning Time”, basata sul libro di Jeff Pearlman, Showtime: Magic, Kareem, Riley, and the Los Angeles Lakers Dynasty of the 1980s. Lo show ripercorreva la carriera del Jerry Buss e di come avesse portato i Lakers a diventare una delle franchigie NBA più forti di sempre. Peccato che Jeanie non ne sapesse nulla e per questo, stavolta, ha voluto essere coinvolta e dare il suo contributo.

Ovviamente, non si tratta di un documentario o di una produzione totalmente biografica. La Buss ha dato solo l’ispirazione per la trama e una serie di personaggi sono inventati: la proprietaria dei Lakers ha chiesto esplicitamente che non venissero coinvolte persone reali: “Questi personaggi non sono la mia famiglia, e Isla Gordon non sono io”, ha precisato Jeanie.

 

Jeanie e la sua storica amica e Linda Rambis hanno raccontato aneddoti, storie e hanno lavorato a stretto contatto con gli sceneggiatori Netflix, portandoli in giro durante le varie partite NBA.

Chi è Jeanie Buss

Da quando Jerry Buss è morto, Jeanie e il fratelli sono diventati proprietari della franchigia che oggi ha in squadra LeBron James e Luka Doncic e lei, la maggiore, è diventata presidente. Pian piano si è costruita una reputazione e ha scalfito vari pregiudizi. In piena pandemia, nel 2020, è diventata, grazie alla vittoria dei Lakers sui Miami Heat, la prima proprietaria donna a vincere un titolo nella storia della NBA.

In passato, dopo aver conseguito gli studi alla University of Southern California, aveva svolto varie mansioni nel mondo sportivo, gestendo prima la squadra di tennis L.A. Strings (anche questa del padre) e in seguito il team di hockey in-line L.A. Blades. Prima ancora di essere messa a capo dei Lakers è stata anche rappresentante del club nelle riunioni della NBA. Ha avuto anche il coraggio di fare scelte scomode, come quando nel 2017 ha licenziato il fratello, che era a capo delle operazioni sportive, e ha messo al suo posto Magic Johnson.

I problemi con la famiglia

La cosa non è piaciuta ai membri del suo stesso nucleo familiare, tanto che i fratelli hanno provato (come del resto accade in Running Point) a estrometterla del consiglio di amministrazione. Jeanie non si è persa d’animo e soprattutto non ha perso il controllo, presentando un’ingiunzione, temporanea e poi ritirata e riuscendo a farsi riconoscere, mediante un accordo, proprietaria dei Lakers a vita.

“Potrebbe sembrare che abbia strappato il controllo a mio fratello, ma in realtà mio padre aveva già scritto tutto nel testamento – ha spiegato sempre al Time – Mi ha dato il potere per assicurarmi di prendermi cura del ‘bambino’, che stava soffrendo. Dovevo fare quello che andava fatto”. E poco dopo ha portato LeBron in squadra. Negli anni ha lottato per dimostrare qualcosa. Come la protagonista della serie, ha posato nel 1995 per Playboy: “Ho passato anni a cercare di vestirmi – ha detto ai giornalisti –  comportarmi nel modo ‘giusto’ per essere presa sul serio. Ma alla fine ho capito che alcune persone non mi avrebbero mai accettata, indipendentemente da cosa facessi”. Infine, ha anche dovuto gestire maldicenze e gossip quando ha iniziato a frequentare Phil Jackson, coach dei Lakers (sono stati insieme 12 anni). “Mi ha dato la sicurezza di cui avevo bisogno. E mi ha insegnato che non c’è niente di male a lavorare con qualcuno che ami”.

Gli altri personaggi

Nella serie tv, tra i vari personaggi, spicca Marcus Winfield (interpretato da Toby Sandeman), capitano e giocatore simbolo che per molti ricorda vagamente LeBron James. Ispirata a un personaggio reale è pure Ali Lee, capo dello staff della squadra di LA e migliore amica di Isla. Ali è interpretata da Brenda Song, che a People ha confermato come il suo personaggio sia ispirato a Linda Rambis, storica consigliera di Jeanie Buss per oltre 40 anni e anche lei produttrice esecutiva.”Il basket è solo il veicolo per questa storia piena di personaggi folli, di una famiglia disfunzionale e di una squadra di lavoro altrettanto caotica. Ma il vero cuore della serie è il suo messaggio”.

La trade Doncic

Ormai la Buss è una certezza nel mondo NBA. Recentemente, la franchigia di Los Angeles è stata al centro del colpo di scena degli ultimi anni in NBA, quando a febbraio Doncic è arrivato in California. Dopo la sfida vinta contro Minnesota, Buss ha parlato dello scambio che ha portato Davis a Dallas e lo sloveno ai Lakers.

Sono orgogliosa di come siamo riusciti a tenere segrete le trattative, perché se fosse saltata fuori la voce e poi la trattativa non fosse andata in porto, il tutto avrebbe rappresentato una grande distrazione per la squadra, che stava facendo progressi e non se lo sarebbe meritato. All’inizio ero preoccupata dal dare la squadra in mano a un allenatore esordiente, perché i Lakers ricoprono una ruolo così importante, ma sapevo che JJ (Redick, ndr) e Rob (Pelinka, ndr) avrebbero lavorato alla grande insieme e sono felice di osservare i passi in avanti che stanno facendo.

Le donne in NBA

Le donne faticano più degli uomini a trovare il loro spazio in qualsiasi contesto sportivo. Non fa eccezione l’NBA, che vanta poche presenze femminili di rilievo. Oltre a Jeanie Buss, un’altra figura di rilievo è stata Teresa Resch, attuale presidente della franchigia WNBA di Toronto, che debutterà nella stagione 2026 e, in precedenza, dirigente dei Toronto Raptors. Becky Hammon, nel 2021, è diventata la prima donna a guidare una squadra NBA (i San Antonio Spurs). Poi c’è Brittni Donaldson, assistant coach degli Atlanta Hawks, e un numero crescente di agenti donne come Erika Ruiz, Jessica Holtz e Danielle Cantor.

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