Ad oggi il Marsiglia rimane l’unica squadra francese in grado di vincere la Champions League/Coppa Campioni. Il primo club d’Oltralpe a sfiorare il titolo però fu il Reims, che grazie al suo allenatore rivoluzionario e a tanti interpreti straordinari, divenne la formazione francese più forte e vincente del secondo dopoguerra.
Il predicatore Albert Batteux
Il grande Reims è entrato nell’élite del calcio mondiale negli anni ‘50, ma la sua storia parte da più lontano. Appena un anno dopo la fine della Grande Guerra, nella pianura della Champagne, più precisamente a Reims, viene al mondo Albert Batteux. Proveniente da una famiglia benestante, poi ridotta in miseria dalla Prima Guerra Mondiale, il giovane si avvicina al pallone che diventa presto la sua passione più grande, tanto che nel 1937, a 18 anni, entra nella prima squadra del Reims.
Albert è un interno di centrocampo dalle qualità buone ma non eccelse, a fare la differenza è l’intelligenza calcistica di cui dispone, la sua arma migliore sia sul campo che in panchina. La sua è una carriera buona e nel 1949 infatti arriva il primo posto nel campionato francese, seguito poi dalla vittoria della Coppa di Francia nell’anno successivo. Sono i primi due titoli che mette in bacheca. Sono i primi due titoli nella storia dello Stade de Reims, fondato nel 1930. Poi la grande separazione. Le strade del Reims e del suo allenatore Henri Roessler si dividono.
Da qui l’idea del presidente Henri Germain che, incredibilmente, decide di affidare la panchina della sua squadra proprio a Batteux. Seguono due annate discrete ma non idilliache che portano a due quarti posti consecutivi. La stagione della svolta però è proprio dietro l’angolo. Batteux decide di rivoluzionare la squadra cambiando la posizione in campo di alcuni elementi chiave. La soluzione porta il Reims alla vittoria del campionato francese e della Coppa Latina – giocata tra i campioni di Francia, Italia, Spagna e Portogallo. Il “calcio champagne” di Batteux caratterizzato da fraseggi corti, gioco palla a terra e grandi accelerazioni sulle fasce è reso possibile da varie stelle come Sinibaldi, Jonquet, Penverne e Marche, ma la stella più luminescente del team è di origini polacche.
Il polacco Kopaszewski
Nipote di minatori fuggiti dalla Polonia nel 1919 – anno di nascita di Batteux – Raymond Kopaszewski nasce (nel 1931) e cresce a Nœux-les-Mines. L’infanzia è dura, il ragazzo non si ambienta, in casa e nel suo quartiere divenuto ormai una vera e propria comunità polacca in Francia, si predica il cattolicesimo e si parla polacco. La passione per il calcio nasce fin da giovane e la sua predisposizione per questo sport lo guida verso una carriera gloriosa. Esordisce nel club del suo quartiere, in seguito si trasferisce all’Angers all’età di 18 anni.
Nei due anni in maglia bianconera Raymond – rinominato “Kopà” alla francese – affina le sue già ottime qualità da dribblatore e funambolo in seconda divisione. Poi il passaggio al Reims, che dopo averlo puntato in precedenza finalmente lo acquista per un milione e 800mila franchi. Da quel momento la sua carriera decolla, anche grazie all’intuizione di Batteux che decide di spostarlo dalla fascia destra al centro dell’attacco come successo al magiaro Hidegkuti.
In 5 anni giunge per tre volte in doppia cifra e, oltre al campionato francese 1952/1953, arrivano il secondo posto del 1954 e il titolo nel 1954/1955, anno in cui il Reims perde in finale di Coppa Latina con il Real. Un evento che purtroppo per il club francese, sarà solo il primo della serie di sconfitte internazionali contro gli spagnoli.
Un sogno chiamato Coppa dei Campioni
C’è stata la Coppa Latina e c’è stata la Coppa Mitropa. Poi, nel 1956, dall’idea dell’ex giocatore Gabriel Hanot nasce la Coppa Europa – ribattezzata Coppa dei Campioni per non confonderla con l’Europeo che, sebbene fosse ancora in fase di progettazione, si sarebbe disputato nel 1960. Alla primissima manifestazione partecipano 16 tra i migliori club del vecchio continente, ma non tutti sono campioni nazionali in carica (la regola sarebbe entrata in vigore l’anno seguente).
Gli accoppiamenti sono scelti dagli organizzatori: Servette – Real Madrid, Sporting Lisbona – Partizan Belgrado, Rapid Vienna – PSV, Milan – Saarbrücken, Vörös Lobogó (poi MTK Budapest) – Anderlecht, Djurgården – Gwardia Warszawa, Rot-Weiss Essen – Hibernian e Aarhus – Reims. I francesi si presentano con Jacquet tra i pali, Jimny, Jorquet e Giraudo dietro, Lieblond e Siatka mediani, Hidalgo e Templin sulle fasce, Glovacki e Bilard a sostegno del leggendario Raymond Kopa. I ragazzi di Batteux vincono 2-0 l’andata e pareggiano 2-2 al ritorno negli ottavi di finale. Ai quarti passano il turno contro la (futura) MTK di Hidegkuti per un totale di 8-6 nel doppio confronto. La semifinale con l’Hibernian invece è a senso unico: 2-0 all’andata e 1-0 al ritorno. Il Reims, campione di Francia in carica, è in finale.
Dall’altra parte c’è il peggior avversario possibile, il Real Madrid che ha eliminato in ordine Servette, Partizan e Milan. Il 13 giugno 1956, al Parco dei Principi di Parigi si gioca la prima finale del più importante torneo per club del globo. A guardare le formazioni, soprattutto confrontandole con quelle odierne, viene da sorridere. Undici spagnoli (di cui due argentini naturalizzati) e un mister spagnolo da una parte, 11 francesi e un mister francese dall’altra. Numeri di maglia che vanno da 1 a 11. Un calcio poetico e nostalgico che purtroppo non c’è più.
A 10’ dall’inizio il Reims è avanti di 2 gol con Leblond e Templin, Di Stéfano e Rial accorciano poco dopo e al 30’ siamo sul 2-2, risultato che resisterà all’incirca fino all’ora di gioco. Ci pensa Hidalgo a riportare avanti il Reims al 62’, ci pensa Marquitos a ristabilire la parità 5 minuti più tardi. Alla fine il colpo decisivo lo sferrerà Rial. Il suo gol al 79’ decide la prima finale di Coppa dei Campioni e, soprattutto, spezza i sogni di gloria di un Reims straordinario caduto di nuovo contro le “Merengues“. Come se non bastasse, in estate il Reims perde Raymond Kopa, acquistato dallo stesso Real. Da un momento all’altro il club è orfano del suo gioiello, ma invece di demordere decide di rifondare. Arrivano Colonna, Vincent e Piantoni. La ciliegina sulla torta però è il quarto acquisto.
Il marocchino Just Fontaine
Metà spagnolo per parte di madre, Just Fontaine nasce in un Marocco che nel 1933 era sotto il protettorato francese e dunque, a tutti gli effetti, è un cittadino francese. Approdato al Reims nel 1956 da campione in carica con il Nizza, Fontaine alla prima stagione in biancorosso sigla 30 reti che però non bastano per portare il Reims oltre il terzo posto in campionato. L’anno buono, per usare un eufemismo, sarà il successivo.
Nella stagione 1957/1958 centra la doppietta coppa – campionato a cui contribuisce con 39 gol in 32 gare totali (34 in sole 26 di campionato) e in estate arriva persino il terzo posto al Mondiale di Svezia sotto la guida dello stesso Batteux, che dal 1952 allenava anche i “galletti”. Se avete mai letto la classifica dei migliori marcatori nella storia dei mondiali sicuramente avrete notato che a quota 13 c’è proprio Fontaine. Ecco, i 13 gol li ha fatti tutti nel 1958, nel giro di 6 partite. Questo giusto per dare un’idea delle straordinarie capacità dell’attaccante acquistato dal Reims, che poteva finalmente tornare a lottare per la Coppa dei Campioni, ma soprattutto poteva farlo con una formazione probabilmente ancora più forte di quella del 1956.
Stade de Reims – Real Madrid Atto III
Nei tre anni successivi alla finale di Coppa dei Campioni del 1956 sono cambiate tante cose, tra cui il format del torneo. Le squadre partecipanti, ben più attrezzate rispetto ad altre manifestazioni, si sono allargate da 16 a 28 e si è inoltre aggiunto un turno preliminare. Il Reims è una macchina da guerra: asfalta i nordirlandesi dell’Ards con un 10-3 complessivo e poi liquida i finlandesi della HPS con un 7-0 totale. La semifinale con lo Standard Liegi invece è ben più complicata. L’andata finisce 2-0 per lo Standard. Un risultato inaspettato, pesante, difficile da ribaltare, ma il Reims riesce nell’impresa. La gara di ritorno termina 3-0 per i francesi. Il Reims, complice un Just Fontaine che ha messo a referto ben 10 reti, tre anni dopo torna in finale di Coppa dei Campioni.
Dall’altra parte, ironia della sorte, c’è per l’ennesima volta il Real Madrid. Vincitori nel 1956 i “Blancos” hanno superato nella finale del 1957 la Fiorentina e in quella del 1958 il Milan. Nel 1959 invece hanno staccato il pass per Stoccarda dopo aver affrontato Beşiktaş, Wiener SK e Atlético Madrid, eliminato alla terza gara dopo il 2-2 complessivo della doppia semifinale.
Il Real gioca per infrangere i propri record, il Reims per la gloria eterna, per il primo titolo europeo della sua storia e per vendicare le sconfitte del 1955 e del 1956. I ragazzi di Batteux sono fortissimi, ma il Real di Di Stéfano e Gento di più. A Stoccarda sono di nuovo i madrileni a trionfare. Mateos al 2’ e la “Saeta Rubia” al 2’ della ripresa siglano il 2-0 finale che manda in estasi i tifosi spagnoli e all’inferno i tifosi francesi. Ancora una volta, il Reims ha perso una finale europea. Ancora una volta, il Reims ha perso una finale europea contro il Real Madrid.
Il declino del Reims di Batteux
L’annata 1959/1960 si apre con il ritorno di Raymond Kopa in maglia biancorossa, il binomio in attacco con Fontaine equivale alla vittoria del campionato bissata poi nella stagione 1961/1962, ma la caduta libera del club era ormai vicina. Le successive campagne europee non si avvicinano neanche lontanamente a quelle precedenti e, una volta terminato l’incarico di Batteux, (nel 1963) il Reims si divide tra prima e seconda divisione. I vecchi fasti di pochi anni prima sono un lontano ricordo. La grandiosa squadra di Batteux che ha vinto 5 campionati, 1 Coppa di Francia, tre Supercoppe di Francia e 1 Coppa Latina non esiste più.
Sepolta nelle finali europee dal Real Madrid in ben tre occasioni, il Reims verrà per sempre ricordato come uno dei più grandi club che non hanno mai alzato la Coppa dei Campioni. Nel calcio vincere o perdere, lo sappiamo, fa tutta la differenza del mondo, e alla squadra che aveva tutto purtroppo è mancato proprio l’alloro più prestigioso. Quella Coppa dei Campioni che, probabilmente, i giocatori avrebbero usato per sorseggiare dell’ottimo champagne ghiacciato in onore del monaco Dom Pérignon.